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BILANCIO SOCIALE

LETTERA DEL PRESIDENTE

"L'unica strada che abbiamo per non ricaderci mai più è quella della prevenzione: riusciremo a percorrerla solo con la consapevolezza che viviamo all’interno di un sistema circolare e integrato di cui fanno parte persone, animali, piante e in generale l’ambiente in cui tutti siamo immersi. Non ci sono quindi soltanto gli individui e le comunità, non c’è solo la specie umana da preservare: la salute del pianeta e di tutti i suoi abitanti deve avere pari dignità se vogliamo creare un ecosistema sostenibile, resiliente e durevole”.

(16 dicembre 2020, Ilaria Capua - ricercatrice in virologia, professoressa universitaria ed ex politica).

Presentando il Bilancio Sociale di un anno come il 2020 non si poteva non citare una virologa. In questo terribile anno che ha visto tanto dolore e tanti lutti, come dimenticare la fila di camion militari che portavano via le bare da Bergamo, si sono sentite tante frasi: “Non saremo più come prima”, “Ne usciremo migliori” …, non so quanto di tutto ciò si avvererà ma la riflessione della Capua non è un semplice enunciato, una speranza ma una vera e propria strada da seguire.

Sappiamo che nulla sarà più come prima. Le certezze sono svanite, la paura ha scandito giorni e mesi della nostra esistenza. L’invisibile e vile mostro ha segnato lutti e devastato il nostro modo di essere. Abbiamo pianto di fronte a scene di immenso dolore per i morti in solitudine giunti nei cimiteri in modo frettoloso senza che sulla loro bara potesse scivolare una sola lacrima. Sono andati via giovani, donne, anziani e finanche qualche bambino strappati all’affetto dei loro cari.

Peggio che in una guerra nella quale il nemico ha un volto, come un terremoto devastante che non consegna avvisi. Dire che il 2020 è stato un anno terribile è solo un eufemismo. Gli effetti della pandemia non sono stati solo quelli fisici; seppur più lentamente e silenziosamente, sono emersi e stanno sempre più emergendo, sia a livello individuale sia a livello sociale, fattori come l’isolamento sociale, la reclusione in casa e il peso dell’incertezza generale. La pandemia da Covid-19 ha fatto crescere il disagio mentale in tutto il mondo; dopo il lockdown è aumentato concretamente il rischio della comparsa nella popolazione di sintomi da stress post-traumatico.

Ma le crisi determinino anche la naturale accelerazione di trasformazioni che, in periodi normali, avrebbero richiesto tempi lunghissimi per essere introdotte. Si tratta di cambiamenti destinati a consolidarsi anche quando si ritornerà alla normalità. Per questo dobbiamo sapere che gli assetti che l’emergenza Covid-19 sta determinando, spesso in totale discontinuità rispetto al passato, non cesseranno quando finirà la fase critica, ma determineranno in modo molto rilevante il nuovo quadro sociale, economico, politico ed anche relazionale che ci troveremo a vivere al termine della pandemia.

Abbiamo spesso rilevato, negli ultimi anni, l’arretramento del potere pubblico, sia nella sua funzione regolatoria, sia nella presenza in varie aree di attività economiche e sociali, soprattutto in quelle relative ai cosiddetti beni comuni; abbiamo spesso sottolineato come la funzione della Cooperazione Sociale abbia in larga parte sostituito questa mancanza. La pandemia ha fatto sì che, al di là dell’ambito strettamente sanitario, le organizzazioni sociali come la nostra siano state un baluardo per tutti i cittadini, offrendo attraverso i servizi erogati la possibilità di continuare a godere – pur coi limiti imposti dal distanziamento – dei servizi sociali essenziali.

Gran parte del nostro impegno è stato dedicato a tenere aperti i molti servizi e attività: servizi essenziali che non sono mai stati e non possono essere sospesi in nessun modo. Ma accanto ad essi vi è stata anche una esplosione di nuove azioni sociali: nuove iniziative volte ad alleviare, su molteplici fronti, le ulteriori criticità del momento. Siamo riusciti con molta fatica ad essere attori partecipi di un attivismo positivo che riuscirà, siamo certi, a segnare in profondità una trasformazione sociale, economica ed istituzionale.

Possiamo documentare le molte iniziative che hanno visto Ma.Ris. protagonista della risposta alla crisi, prendendosi cura di soci, utenti, comunità territoriali di riferimento e proponendo attività per adattare i propri servizi alla crisi o organizzando in tempi rapidi nuovi interventi per fare fronte alle necessità delle fasce più deboli della popolazione. Abbiamo dato prova di una specifica capacità di intervento, a fianco del sistema sanitario pubblico, nel garantire le migliori condizioni di vita e la tenuta complessiva del sistema sociale. L’emergenza sanitaria ha generato infatti varie altre emergenze, prima fra tutte quella dell’accentuarsi delle disuguaglianze.

La situazione ci deve pertanto portare ad analizzare nuove strade o ad accelerare le trasformazioni già in atto incluse le trasformazioni legate alla Economia Circolare e cioè ad un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. La Pandemia e i diversi lock-down hanno rivelato quanto il nostro sistema sia esposto a rischi, dando avvio ad una delle più gravi crisi economiche in quasi un secolo. Ancora più importante, la pandemia ha messo in luce i limiti del nostro sistema economico basato sul modello lineare, che estrae risorse e crea rifiuti per produrre beni, creando degrado ambientale, cambiamento del clima, perdita di biodiversità e varie altre forme di inquinamento. Per uscire dalla crisi post pandemica è dunque necessario indirizzare gli investimenti nei settori come il nostro, che si mostrano più pronti a cogliere la sfida dell’economia circolare e in grado di rispondere sia agli obiettivi di resilienza e rigenerazione a breve e a lungo termine sia del settore pubblico che privato.

Nel 2020 abbiamo ottimizzato l’uso di risorse, abbiamo contribuito in maniera decisiva, attraverso i Servizi Ambientali in particolare, a garantire che i materiali raccolti possano essere rimessi in circolazione per mantenere il loro valore, come richiesto dall’economia rigenerativa. Concludendo, il Covid 19 ha mostrato, a livello globale, la vulnerabilità del sistema nel proteggere l’ambiente, la salute e l’economia. Sono molte le voci provenienti da rappresentanti dei governi, delle imprese e della società civile che chiedono una risposta alla crisi pandemia di tipo inclusivo e che non distolga l’attenzione da altre sfide globali.

Noi ci siamo, noi non ci tiriamo indietro, continuando, pur nell’innovazione a mantenerci Ma.Ris. Cooperativa Sociale, a continuare e seguire l’incipit che ci contraddistingue: Verso l’Individuo…verso la Società.>

Il futuro che immaginiamo è una società inclusiva, capace di sviluppare un’economia in grado di rispondere all’esigenze dell’individuo ma al contempo “consapevolezza che viviamo all’interno di un sistema circolare e integrato di cui fanno parte persone, animali, piante e in generale l’ambiente in cui tutti siamo immersi”, dove gli ultimi possano avere le stesse opportunità dei primi, dove la solidarietà sia valore primario del convivere sociale.

IL PRESIDENTE
DOTT. FABRIZIO AUGELLO


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