Nella storia della Repubblica l’indulto, previsto dall’art. 79 della Costituzione, non è un provvedimento eccezionale: dal 1946 ad oggi, è stato concesso 17 volte in 60 anni, e sempre a beneficio di quote consistenti di popolazione detenuta.
Al 31 luglio 2006 risultavano presenti nelle carceri 60.710 detenuti, a fronte di una capienza massima di 43.233 unità. Il numero, negli anni, era andato crescendo a dismisura, sino a sforare nell’anno in corso il tetto dei 60.000, con un tasso di affollamento del 140,4%. I dati dell’Amministrazione Penitenziaria ci dicono che i detenuti scarcerati per effetto dell’indulto sono 17.455.
I dati sugli effetti dell’indulto ci dicono che fino al 15 novembre 2006 sono rientrate in carcere soltanto 1.715 persone tra quelle scarcerate a seguito del provvedimento di clemenza. Alcune tra le più importanti Procure della Repubblica hanno fornito dati sul numero dei reati commessi nel circondario del Tribunale che attestano un decremento dei reati iscritti sul registro notizie di reato rispetto alla media degli anni precedenti.
I dati ci dicono che:
- I soggetti che hanno beneficiato dell’atto di clemenza, ad oggi, solo nella misura del sette per cento hanno registrato una ricaduta nel reato.
- Nel trimestre di applicazione dell’indulto i reati commessi su tutto il territorio nazionale per i quali è stato effettuato l’arresto hanno subito un calo sensibile rispetto all’uguale periodo dell’anno precedente.
- Contestualmente il sistema penitenziario è tornato alla legalità e le osservazioni che il Consiglio di Europa e Amnesty International ci hanno costantemente rivolto in negativo, con questa legge del Parlamento perdono il loro effetto di condanna e restituiscono all’Italia un’ulteriore credibilità sul piano internazionale.
Dai dati forniti dal Provveditorato risulta che all’11/9/06 i detenuti dimessi dalle case circondariali della Liguria erano 779. Con 468 indultati provenienti dai suoi due carceri, Genova si è trovata ad affrontare in maggiore misura l’emergenza indulto anche perché verso di essa sono confluiti numerosi indultati provenienti da altre regioni. Ad agosto 2006, periodo in cui è iniziata l’applicazione del provvedimento, si è subito mobilitata la rete di enti ed associazioni che lavorano nel settore che ha portato a fronteggiare l’emergenza. La rete dei servizi che presenta il progetto ha avuto nel periodo di maggiore applicazione dell’indulto (Agosto – Settembre) diverse forme di contatti con persone che hanno usufruito di questa misura per svariati motivi: richieste di informazioni e facilitazioni per la soddisfazione di bisogni primari, mediazione familiare, informazione e sostegno legale, richieste di contributi economici o di lavoro. In quest’ultima direzione la discrepanza tra richiesta di inserimento lavorativo e capacità e skill sociali è tale da prevedere non solo un accompagnamento ma un percorso orientativo e di acquisizione di competenze trasversali. L’esito della prima opera di accoglienza ha consentito di soddisfare per un 20% delle persone i loro bisogni con informazioni circa i diversi servizi, mentre per il restante 80% le difficoltà precedentemente evidenziate avrebbero reso necessario l’accompagnamento e il sostengo graduale in un percorso strutturato di lungo o medio periodo e l’interazione operativa costante della rete dei servizi alla persona. L’emergenza indulto ha dimostrato che sinergie di diversa matrice possono affrontare emergenze in maniera positiva e possono dare vita a buone prassi.
La rete ha infatti accolto l’uscita dei soggetti indultati portatori di disturbi relativi alla tossicodipendenza e alla alcoldipendenza con tutti i servizi che poteva offrire.
Ora però c’è necessità di azioni susseguenti alla mera accoglienza iniziale che possano impostare programmi di consolidamento e di reale presa in carico della persona. Per evitare il rischio di reingresso nel sistema penale questi soggetti necessitano di interventi legati:
- alle necessità contingenti legate all’uscita dal carcere (documenti, ricerca vitto e alloggio, ricerca dei familiari non più in contatto)
- al problema della tossicodipendenza e alcoldipendenza
- all’individuazione di percorsi di avvicinamento al mondo del lavoro
- al recupero (o alla creazione) della rete familiare o amicale di riferimento
- al sostegno socio educativo della persona lungo tutto il progetto
- alla condizione di SFD o con mancanza di documenti di residenza
I soggetti su cui vuole insistere il progetto hanno due filoni di intervento distinti:
- una quota di soggetti contattati e coinvolti dai servizi in azioni informative e di sostegno che si può stimare intorno a 200 persone
- una sottoquota dei precedenti soggetti con una presa in carico attraverso azioni di accoglienza a bassa soglia e residenzialità che si può stimare intorno alle 30 persone, più 20 persone seguite
Relativamente agli obiettivi del progetto si intendono progettare le seguenti azioni:
- costituire un tavolo permanente di coordinamento del progetto con un comitato ristretto in cui partecipano gli aderenti al progetto e un comitato allargato interistituzionale di promozione, sostegno e monitoraggio al progetto
- promuovere una serie di iniziative, interne ed esterne alla partnership, che promuovano le attività del progetto, ne favoriscano il collegamento con le altre realtà sul territorio nazionale e promuovano le sinergie in atto con le altre iniziative collegate alla problematica in oggetto
- Sottoscrizione di un protocollo di intesa per la gestione delle comunicazioni rapide, per lo scambio delle informazioni relative alle problematiche degli utenti e alla modalità di attivazione delle risorse.
- Diffusione informazioni su modalità di accesso alla rete attraverso i suoi nodi specifici e pubblicizzazione del progetto nelle sue diverse articolazioni attraverso i canali della comunicazione di strada.
Relativamente agli obiettivi “Accoglienza e presa in carico”, “Accompagnamento e sostegno individuale al percorso con momenti di valutazione comuni” e “Contrasto al reingresso in carcere” si intendono progettare le seguenti azioni:
- azioni finalizzate all'accoglienza residenziale per favorire l'accesso alle case alloggio, comunità e gruppi di appartamento del territorio e finalizzate all’accoglienza residenziale in casa alloggio e attività di primo filtro per eventuale accompagnamento alla comunità per soggetti beneficiari,
- Azioni atte al sostegno nella gestione della quotidianità e finalizzate all'autonomia residenziale, rivolte a finanziare le morosità o comunque di sostegno economico o di mediazione per l'affitto della casa;
- azioni finalizzate al ricongiungimento familiare e, in particolare, alla mediazione familiare ed al supporto della genitorialità;
- Contatti individuali per la raccolta delle prime informazioni, anche in contesti informali.
- Messa a disposizione di alcuni servizi (docce, lavanderie, luogo di sosta giornaliera ed informazione dei servizi essenziali).
- Relazione continuativa di definizione delle azioni individuali da condurre a supporto alla persona
- Incontri individuali e di piccolo gruppo con acompagnamento all’accesso delle risorse del territorio.
- azioni legate a favorire l’accesso ai servizi da parte dei soggetti stranieri o in assenza di residenza
- azioni di consulenza alla mediazione linguistica e culturale e informativa sui servizi territoriali per stranieri e legislazione in materia di immigrazione
- presa in carico dell'ex detenuto per tutto il periodo di reinserimento e da una consulenza informativa di tipo giuridico, anche per favorire l'accesso al gratuito patrocinio.
Relativamente all’obiettivo “Cura e riabilitazione dalla problematica tossicologica” si intendono progettare le seguenti azioni:
- offerta di percorsi individualizzati realizzati dagli enti ausiliari del privato sociale all’interno dei propri servizi di bassa e media soglia
- Inserimento in percorsi terapeutici-riabilitativi per la cura e riabilitazione della problematica da abuso di sostanze e eventuali ingressi in percorsi di reinserimento sociale e lavorativo utilizzando risorse già presenti nelle rete
- Mediazione familiare e supporto alla genitorialità
Relativamente all’obiettivo “Formazione e orientamento al mondo del lavoro”, “Costruzione dei percorsi di inclusione sociale che valuti i bisogni e risorse disponibili sul territorio” e “Inserimento socio – lavorativo” si intendono progettare le seguenti azioni:
- offerta di servizi di orientamento e mediazione al lavoro realizzati dagli enti ausiliari del privato sociale
- supporto e sostegno agli utenti nel corso del percorso di inserimento socio –lavorativo attraverso gruppi e colloqui realizzati dagli enti ausiliari del privato sociale
Relativamente all’obiettivo “Gestione del progetto” si intendono progettare le seguenti azioni:
- Incontri periodici tra gli enti proponenti il progetto e azioni a supporto del progetto attraverso un coordinamento tecnico e uno amministrativo
- Promozione a livello locale di un sistema integrato di servizi ed interventi sociali specificamente attento alle persone tossicodipendenti e alcooldipendenti soggetti ad esecuzione penale;
- Individuazione di buone prassi tra gli enti che possano diventare patrimonio e plusvalore per il sistema
- Sviluppo di un contesto di relazioni stabili e produttive sul piano di una maggiore efficienza nella risposta ai bisogni del territorio rispetto al contesto dell’utenza individuata in progetto.
- Contrasto al reingresso in carcere
- Accoglienza e presa in carico
- Cura e riabilitazione dalla problematica tossicologica e/o alcologica
- Formazione e orientamento al mondo del lavoro
- Promozione di strumenti e risorse per i destinatari dei singoli interventi progettuali attraverso la valorizzazione delle risorse territoriali attive nell’ambito delle tematiche formative, di avviamento al lavoro in senso stretto, attraverso la loro connessione in un sistema di rete integrata.
- Costruzione dei percorsi di inclusione sociale che valuti i bisogni e risorse disponibili sul territorio
- Inserimento socio – lavorativo
- Accompagnamento e sostegno individuale al percorso con momenti di valutazione comuni
- Gestione del progetto
- Costituzione coordinamenti e avvio attività promozionali e di sensibilizzazione della rete (0 – 3 mesi dall’avvio del progetto)
- Sottoscrizione del protocollo d’intesa (2 – 3 mesi)
- Analisi dei bisogni e identificazione del target e dei soggetti su cui attuare il progetto e costruzione della mappa delle risorse (3 - 5 mesi)
- Progettazione dei percorsi individualizzati concordati con gli eventuali enti invianti (5- 6 mesi)
- Pubblicizzazione dell’iniziativa (3 – 6 mesi)
- Avvio delle azioni individuate dal progetto (6 – 9 mesi)
- Monitoraggio delle attività e primo step di verifica (9° mese)
- Conclusione delle azioni e verifica dei risultati raggiunti (9 – 12 mesi)
- Incontro allargato alla partnership di presentazione dei risultati e diffusione degli stessi sui canali comunicativi propri degli enti
- Ascolto empatico
- Riconoscimento della dignità della persona
- Riconoscimento non giudicante dell’identità
- Definizione congiunta dei bisogni
- Analisi congiunta delle capacità di funzionamento individuali
- Definizione congiunta degli obiettivi individuali
- Gruppi di sostegno e autoaiuto
- Lavoro di rete su diversi piani
I risultati che si intendono raggiungere con il progetto sono:
- Maggiore facilità di accesso degli utenti che sono in posizione più marginale rispetto alle risorse essenziali (bisogni primari).
- Miglioramento della qualità della vita dei soggetti destinatari del progettoAumento capacità relazionali per fruizione alle risorse della rete
- Creazione di una rete di supporto e individuazione di buone prassi
- Raggiungimento di gradi differenziati di inclusione sociale
- Riduzione del danno e contenimento dei rientri in carcere
- Contenimento dei reati connessi all’utilizzo delle sostanze stupefacenti
- Avvio a percorsi di riabilitazione e cura della problematica tossicologica e alcologica
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